Domani 17 marzo si celebrano i 150 anni dell’unità d’Italia. In molte città italiane si sono organizzati vari eventi per questa data ma possiamo festeggiare?
Questa mia domanda non è nata da nostalgie Borboniche o chissà quali altre motivazioni, ma dall’aver letto alcune citazioni che hanno acceso in me un occhio critico verso la repressione del brigantaggio.
Credo che l’unità d’Italia, come altri eventi storici sia veramente controverso e poco conosciuto.
Gramsci affermò che “Lo stato italiano è stato una dittatura feroce che ha messo a ferro e fuoco l’Italia meridionale e le isole, squartando, fucilando, seppellendo vivi i contadini poveri che scrittori salariati tentarono di infamare col marchio di briganti”.
Cardini invece che “La lotta contro il brigantaggio è stata qualche cosa di orribile. Il regio esercito, i regi carabinieri, i regi bersaglieri si sono comportati veramente come un esercito coloniale. E queste cose vanno dette, vanno insegnate a scuola”.
Queste due citazioni possono dare ragione a chi afferma che il 17 marzo non ci sia niente da festeggiare. Io però ho cercato di andare oltre, ho cercato di individuare i pro ed i contro di questa che io voglio chiamare celebrazione e non festa.
1) Questa celebrazione dovrebbe rafforzare (o creare) il senso di appartenenza al Paese (o Patria), non possiamo considerarci nazione solo quando si vincono i mondiali.
Lo spirito nazionale ed il senso di appartenenza è una grande arma specie dove “la sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”.
Cosa succederebbe in Italia se il popolo, cosciente di appartenere ad una nazione, si ribellasse agli stereotipi che ci vengono imposti?
Il cittadino italiano ha oggi spirito di appartenenza e si sente un pezzo fondamentale per il suo Paese?
2) Appartenere a una nazione vuol dire conoscerne la storia. Nella storia italiana ci sono ancora molte pagine che non sono state lette o che fa comodo non leggere.
La storia viene insegnata affinchè non si compiano gli errori del passato ed un Paese non potrà mai essere unito e grande se non prende consapevolezza dei suoi sbagli.
3) Essere una nazione unita non vuol dire dimenticare le varie individualità che la compongono. Anzi celebrare l’unità può voler dire esaltare e dialogare con le varie micro - realtà.
Per questo motivo, senza dimenticare la crudeltà con cui il brigantaggio (fenomeno che nel Risorgimento va letto non solo come criminale ma anche sociale e politico) fu represso io il 17 marzo ho deciso di festeggiare.
Emanuele Boi
Caro Emanuele,
RispondiEliminaio sono d'accordo con te.
L'unità d'Italia è la somma di tante differenze, ma è ancora oggi la nostra forza, costruita sulla fatica e sul sangue delle generazioni che ci hanno preceduto.
Caro Pierpaolo,
RispondiEliminami fa piacere sapere che condividiamo la stessa opinione. Grazie mille per la visita e per il commento.
Emanuele